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Le direttive quadro sull'acqua dell'Unione Europea affermano la necessità di una rigenerazione ecosistemica come condizione essenziale per la sicurezza e la qualità della vita dell'uomo. L'elemento fondamentale da tutelare è l'acqua: la vita nasce lì dove c'è acqua. Sicurezza, qualità della vita, rigenerazione ambientale, tutela dell'acqua sono condizioni strettamente connesse l'una all'altra: non può esserci l'una, senza che sussistano le altre. Le direttive quadro sull'acqua (in particolare la 2000/60/EC, completata, per quanto riguarda la sicurezza idraulica e il cambiamento climatico, dalla direttiva 2007/60/EC) si pongono un obbiettivo concreto: entro il 2015 gli Stati membri dell'Unione Europea devono assicurare il buono stato ecologico (obbiettivo minimo) dei bacini idrografici, degli interi bacini idrografici (non solo del corso d'acqua). Come si raggiunge l'obbiettivo? Attraverso la realizzazione dei cosiddetti Piani di Gestione dei Bacini Idrografici che dovrebbero essere impostati su quattro pilastri portanti (relazionandosi con il Piano di Assetto Idrogeologico e il Piano di Tutela delle Acque):
Che cosa sono i Piani di Gestione dei bacini idrografici? La Direttiva CE 2000/60 prevede che gli Stati membri individuino i bacini idrografici presenti nel proprio territorio e li assegnino a singoli distretti idrografici, (definiti come la principale unità per la gestione dei bacini idrografici). Per ciascun distretto idrografico interamente compreso nel proprio territorio, ogni Stato membro provvede a predisporre un Piano di gestione del bacino idrografico (art. 13). I Piani di gestione dei bacini idrografici italiani, redatti frettolosamente, sono stati approvati entro il termine del 22 Febbraio 2010. Nei Piani di gestione si indicano le misure necessarie che gli Stati membri devono adottare per impedire il deterioramento dello stato di tutti i corpi idrici, superficiali e sotterranei: si devono proteggere, migliorare e ripristinare tutti i corpi idrici, al fine di conseguire un buono stato ecologico delle acque superficiali e sotterranee entro 15 anni dall'entrata in vigore della direttiva (art. 4). L'Italia, per non incorrere nelle sanzioni dell'Unione Europea, ha preparato i propri Piani di Gestione con un iter accelerato e approssimativo che ha certamente penalizzato la qualità degli elaborati, finendo per disattendere alcuni obbiettivi fondamentali, come il coinvolgimento di tutti i portatori di interesse nel processo decisionale. Se non un totale fallimento, almeno un'occasione certamente mancata. Ma anche senza attendere l'applicazione o proprio per sopperire ai deficit dei Piani di Gestione dei Bacini Idrografici, si può procedere, dal basso, al raggiungimento degli scopi (sicurezza, rigenerazione ambientale, ricostruzione paesaggistica, partecipazione), applicando la medesima metodologia prevista per i Bacini Idrografici ai singoli bacini dei corsi d'acqua minori. A differenza di Gaia, infatti, l'ecosistema Bacino Idrografico non è in grado di autoregolarsi, di mantenere delle condizioni omeostatiche. E' un ecosistema fragile, che non può conservarsi senza che anche la fruizione delle sue parti sia sostenibile. Si tratta di valorizzare gli strumenti di pianificazione strategica (o che almeno avrebbe dovuto essere tale) che già sono praticati da alcune comunità locali, come i Contratti di Fiume e i Piani delle Acque.
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