9 Ottobre 1963-2013: 50 anni dalla tragedia del Vajont

vajont_smallUno dietro l’altro i giorni scorrono e ogni giorno cresce la consapevolezza di una comunità antropica incapace di stabilire un rapporto di convivenza con l’ambiente e il territorio.

Spesso si usa l’espressione sviluppo sostenibile ma si tratta di un’espressione chimerica, perché lo sviluppo (almeno questo sviluppo di cui siamo testimoni) ha per scopo la produzione di beni superflui e non la tutela dei beni comuni e necessari (in questo caso si parla di progresso).

Sviluppo e progresso sono termini lontanissimi e, nella società contemporanea del dopoguerra, antitetici, così come sviluppo sostenibile è un ossimoro.

La tragedia del Vajont (di cui il prossimo 9 Ottobre si ricorda la 50a ricorrenza) è una testimonianza dell’impossibilità di concepire la sostenibilità della nostra esistenza.

Ogni giorno opere ciclopiche e costosissime minacciano l’ambiente, il territorio e la componente biotica antropica.

Tutti gli scenari scaturiti da modelli di calcolo di previsione sono sempre più foschi per l’umanità: Jorgen Randers (cfr. 2052, aggiornamento del rapporto sui Limiti della crescita) stima che vi possa essere un’ultima ripresa fino al 2030. Poi, fino al 2050, un rapido declino (costituito da disordini sociali, emergenze ambientali, inquinamento, esaurimento delle risorse naturali, insostenibilità del welfare), fino ad un collasso finale.

Il mondo dopo il 2050 non avrà certezze.

 

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